Hotel Iris – Villa Gnoni Mavarelli

 

L'immobile denominato 'Villa Gnoni Mavarelli' è ubicato a Perugia tra la via M. Fanti a monte, e la via G. Marconi, a valle.

Esso costituisce, per le forme architettoniche e la decorazione pittorica, uno degli episodi più rilevanti nel panorama artistico perugino negli anni immediatamente seguenti l'Unita d'Italia. La costruzione, eretta nelle vicinanze del luogo dove si estendeva la cosiddetta 'tenaglia della Rocca Paolina' ( come si vede del dipinto di Giuseppe Rossi, Veduta della Rocca Paolina conservato presso la Galleria Nazionale dell'Umbria ) , rientra infatti nell'imponente intervento urbanistico di sistemazione dell'area ottenuta dalla demolizione della cinquecentesca Rocca Paolina. A Guglielmo Calderini, il noto architetto perugino, già coinvolto nel restauro della Porta Marzia e nella sistemazione architettonica della grande piazza Vittorio Emanuele, fu affidato nel 1861 il progetto dell'edificio, finanziato grazie ad una iniziativa filantropica della Cassa di Risparmio di Perugia, di cui lo stesso Calderini era socio, per farne uno 'Stabilimento dei bagni pubblici' 'perché i poveri sotto ordinazione medica potessero bagnarsi gratuitamente'. Il terreno fu messo a disposizione dal Comune di Perugia e i lavori, per i quali si ritiene senza alcun riscontro nella muratura che siano stati parzialmente reimpiegati materiali provenienti dalla distrutta Rocca Paolina, furono eseguiti sotto la sorveglianza del sovrintendente Franco Trinci. Il 5 luglio 1870 avvenne il collaudo generale dello stabilimento, ma purtroppo l'acqua risultò insufficiente e quindi l'edificio fu utilizzato soprattutto come ritrovo mondano per feste danzanti e serate musicali sotto la direzione di Amalia Rizzi-Marzi. Venendo meno la sua precipua funzione la Cassa di risparmio di Perugia del 1874 fu costretta a cedere in gestione lo stabilimento a Giacomo Brufani, che lo converti' in un elegante albergo con 'intento di dotare Perugia, quale del ' Grand Tour', ' di un hotel dove gli inglesi potessero trovare i loro focolari accesi in camera, il loro tea and muffin, il loro vino di Porto'.

L'albergo, frequentato da una raffinata clientela internazionale, nell'agosto 1880 ospitò, come ricorda la lapide apposta nella facciata di via Fanti, Richard Wagner. Divenuta quindi insufficiente come albergo e a seguito della decisione di Giacomo Brufani di costruire un nuovo albergo Brufani ( tuttora esistente ) la villa nel 1889 fu venduta dalla Cassa di risparmio di Perugia per lire 51,000 a Cesare e Ciro Mavarelli, che la adibirono ad abitazione. Dai Mavarelli per via ereditaria l'edificio passò alla famiglia Gnoni Mavarelli, che ne mantiene ancora oggi la proprietà.

La villa, nonostante qualche modifica interna e la trasformazione subita all'inizio degli anni Cinquanta del novecento quando la doppia rampa d'accesso su via Marconi fu distrutta e sostituita da una terrazza piana progettata dall'ingegnere Fringuelli, conserva integro l'impianto architettonico del Calderini.

L'edificio, impostato secondo criteri di simmetrica eleganza d'ascendenza neo-rinascimentale, si articola su tre piani: due di uguali dimensioni sormontati da terrazze simmetriche con balaustre ( su via Marconi ), originariamente sormontate da vasi, e il terzo di dimensioni volutamente più ridotte per conferire slancio al complesso.

Finestre centinate contornate da mostre lapidee scandiscono le facciate intonacate con un colore rosso-aranciato, attualmente molto frammentario, riproposto negli anni Sessanta dello scorso secolo sulla base delle tracce dell'antica coloritura. Nella facciata di via Fanti un portale d'ingresso a tutto sesto, mentre nella facciata su via Marconi, connotata da un'impostazione maggiormente scenografica anche in considerazione dell'originaria rampa ' a forbice ' , sono affiancati tre portali d'ingresso con arco a tutto sesto, teste leonine fittili entro ovali figurano nel prospetto centrale del secondo piano e al terzo piano si aprono nove slanciate bifore con al centro elementi decorativi in stucco. Nella concezione architettonica del villino di via Fanti Guglielmo Calderini dispiega, come è stato peraltro già rilevato dalla critica ( cfr. T. Kirk in G.Calderini, 1996, p23), una piena padronanza del lessico simmetrico e lineare peculiare di Antonio cipolla, nel cui studio romano l'architetto perugino svolse il suo primo apprendistato.

Il progetto dell'edificio costituisce, pertanto, un episodio di notevole importanza nel percorso di Guglielmo Calderini come primo intervento perugino, espressione di un controllato linguaggio ancorato a canoni classicisti.

Nell'interno, al secondo e al terzo piano, alcuni ambienti presentano i soffitti decorati con pitture murali realizzati tra il 1885 e il 1895 da Annibale Brugnoli e dalla sua equipe. Nel monumentale salone al terzo piano una rigogliosa partitura in stucco articolata in costolonature con erme e teste grottesche di notevole rilievo plastico racchiude entro un ovale la pittura murale di Annibale Brugnoli raffigurante l'Allegoria dell'Amore. In alto nel cielo Venere, rappresentata come un'avvenente figura femminile solo parzialmente ricoperta da un velo, è seduta fra cupido e un putto che sorregge un cofanetto di gioielli, in basso tre ninfe semi nude offrono ad ornamento tranci fioriti.

Nella scena Annibale Brugnoli, avvalendosi di una consolidata maestria compositiva e di una fluida morbidezza pittorica, reinterpreta in chiave romantica la lezione di Giovan Battista Tiepolo.

I lati brevi del salone presentano, al di sopra dei caminetti, due incorniciature in stucco ornate negli angoli e nelle volute esterne da teste grottesche.

Il salone del villino Gnoni, per l'armoniosa unione tra la decorazione pittorica e il ricco apparato in stucco, rappresenta, quindi, un felice esempio dell'arte della Bella Epoque a Perugia.

Più semplificata, sia pure di gradevole fattura esecutiva, è la decorazione pittorica dei soffitti delle sale al terzo e secondo piano dell'edificio, ascrivibili a collaboratori e seguaci di Annibale Brugnoli. I soggetti rappresentati sono figure allegoriche, vedute paesaggistiche, temi mitologici e grottesche d'ascendenza neo-rinascimentale. E' probabile, come lascerebbero supporre le tipologie ornamentali e la conduzione esecutiva, che per tali decorazioni pittoriche Annibale Brugnoli si sia avvalso della collaborazione di Matteo Tassi e Domenico Bruschi, insieme ai quali realizzò nel 1887-89 le pitture murali del villino Fani.

Il palazzo, delimitato sul lato di via Fanti da un muro di cinta, conserva un'ampia porzione di giardino, la cui attuale conformazione è frutto di un intervento risalente alla metà del Novecento quando fu realizzata ex novo la terrazza.

In relazione alla conformazione del complesso architettonico, alle vicende storico-artistiche ed all'interesse che l'insieme assume nel contesto urbano, la Villa Gnoni Mavarelli, è da ritenersi di particolare interesse architettonico e monumentale e pertanto da sottoporre a dichiarazione di interesse culturale ai senzi del D. Lgs. 42/2004, art. 10 comma 3 lett. a) e succesive modifiche e integrazioni.